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Vino, come riciclare le bottiglie

Nel Belpaese le vendite di vino tramite e-commerce crescono, così come cresce il trend globale del settore. Un recente rapporto Nielsen stima che si raggiungeranno i 400 miliardi di dollari entro il 2022. Noi di Hermes Italia siamo attivi anche nelle consegne di vino a domicilio e questo post è dedicato a dei consigli per riciclare al meglio le bottiglie di vetro una volta terminato il prodotto.

Raccolta differenziata

1. Le bottiglie di vino in vetro sono un imballaggio e vanno gettate nel cestino del vetro. È essenziale che nella raccolta differenziata del vetro vadano solo i contenitori, senza altre aggiunte, così che il processo di selezione e trattamento che precede l’arrivo del materiale in vetreria sia efficace, efficiente ed economico.

2. Dopo aver bevuto il vino rimane la bottiglia, prima di gettarla va svuotata del tutto e va tolta anche l’etichetta. Per quest’ultima operazione basta immergerla qualche minuto in acqua calda per rimuoverla. I tappi non vanno smaltiti insieme alla bottiglia, se in sughero vanno nell’indifferenziata, se in metallo o plastica nel cestino di plastica e metalli.

3. Spesso si conservano le bottiglie vuote in un sacchetto e raggiunta una certa quantità si gettano nella campana del vetro. Il sacchetto usato per il trasporto va tolto e destinato ai rispettivi cestini a seconda se è di plastica oppure di carta.

4. A volte capita di bere vino e rompere qualche bicchiere per distrazione, magari a tavola, quando si sta sparecchiando o mentre si lavano i piatti. Se sono di cristallo non vanno smaltiti con le bottiglie di vetro perché il cristallo deve la sua brillantezza e sonorità al piombo, presente nella miscela vetrificabile. Sebbene, il piombo contenuto nel cristallo sia del tutto innocuo per il consumatore, è un elemento che inficia la corretta raccolta differenziata del vetro, quindi questa tipologia di bicchieri deve essere destinata all’indifferenziato o all’isola ecologica.

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Vino, il mercato ha margini di crescita

La buona notizia è che cresce l’acquisto di vini, liquori e distillati tramite la rete, la cattiva che il moderno canale dell’e-commerce in Italia ancora non è decollato, considerando che rappresenta il 2% del mercato nazionale, mentre vale già il 20% in Cina, l’11% in Uk e il 5% in Germania, tanto per fare degli esempi.


Gli aspetti positivi non mancano.
Dal 2014 ad oggi, come emerge dallo studio “Il gusto digitale del vino italiano”, è migliorata la qualità dei siti web e il presidio sui social, in particolare Facebook e Instagram, che fanno molta presa sugli utenti.
La quasi totalità delle aziende vitivinicole ormai ha siti web in almeno due lingue, principalmente italiano e inglese, mentre una su tre anche in tedesco e cinese.
La Cina, del resto, ha forti potenzialità di crescita perché nei prossimi cinque anni, secondo le previsioni del Fondo Monetario Internazionale, il reddito medio pro-capite dovrebbe aumentare del 50% e di conseguenza salire il potere d’acquisto dei cinesi per il vino italiano.

L’e-commerce è sfruttato dalle aziende nostrane, ma viene esternalizzato da quasi da tutte, a beneficio dei portali specializzati e di quelli generalisti, che aprono sezioni dedicate al vino e al made in Italy.
Stanno debuttando anche le chat dedicate – per lo più su Messenger – che favoriscono il dialogo in tempo reale con gli utenti, che più informazioni hanno e più traducono il loro interesse in acquisti concreti.

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