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Vino, cosa conta di più nella scelta

Come fanno i consumatori a scegliere quale vino acquistare? Da quali fattori si fanno guidare?
Gli studi di neuromarketing, che analizzano i comportamenti d’acquisto, svelano che nel caso del vino intervengono un mix di influenze capaci di far preferire un’etichetta rispetto a un’altra.


Alcune tipologie di vino piacciono di più agli uomini, altre alle donne. Queste ultime sono più attirate da bottiglie caratterizzate da colori, forma e messaggi che si fanno notare, al contrario gli uomini si concentrano su pochi dettagli tecnici in etichetta. I signori tendono a prediligere bottiglie classiche, le signore amano sperimentare e si lasciano conquistare da elementi di narrazione del prodotto più moderni, trendy e creativi.
Le ricerche neuroscientifiche mettono in evidenza che la scelta dei colori, delle forme dell’etichetta e del packaging sono determinanti e non possono essere lasciate al gusto personale del produttore, così come sono determinanti le parole scelte per descrivere il vino: per colpire emotivamente l’acquirente devono esprimere i profumi e gli aromi, la storia del produttore e gli abbinamenti migliori con il cibo.

Il colore ha un ruolo centrale nel marketing, ma cambia in base alla cultura di appartenenza e non solo. Nelle culture occidentali il colore più gradito è il blu, cui seguono rosso, verde, viola, arancione e giallo. Però gli uomini tollerano di più il grigio, il bianco e il nero rispetto alle donne, che sono più affascinate dalle combinazioni rosso-blu.

Infine, in questo momento storico dove il valore dell’immagine e della comunicazione digitale hanno molto peso, il sito web aziendale deve essere ben fatto perché sempre più i consumatori vedono nel web il canale immediato per accedere alle informazioni e acquistare oppure per valutare la qualità del prodotto.

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E-commerce: in un decennio sono triplicate le aziende che vendono online

In Italia negli ultimi dieci anni c’è stato un boom di aziende che hanno alzato le loro saracinesche virtuali per superare il generale trend di crisi dei consumi. L’offerta va dall’abbigliamento ai cosmetici, dall’arredamento e design agli articoli per bambini o per la pesca, poi auto, moto, casalinghi, food, biciclette, parquet, prodotti farmaceutici, libri, occhiali, giocattoli fino alle “piante di acqua dolce” e ai sistemi di allarme. Alla fine di dicembre 2018 le imprese attive nella vendita al dettaglio su internet hanno superato le 20mila unità, triplicando il numero di quelle esistenti alla fine del 2009.

A inquadrare il fenomeno arrivano i dati elaborati da InfoCamere e Unioncamere – sulla base del Registro delle imprese delle Camere di commercio – secondo cui il moltiplicarsi delle imprese di vendita via internet (circa 14mila imprese in più in dieci anni) è riuscito più o meno a compensare la contrazione di operatori che, nello stesso periodo, ha caratterizzato l’intero settore del commercio al dettaglio (diminuito di oltre 16mila unità).

Confrontando il segmento delle vendite web con mondo del commercio tradizionale, tra il 2009 e il 2018 le imprese della vendita al dettaglio attraverso internet sono infatti aumentate di circa il 24% l’anno, di contro l’insieme del settore del commercio al dettaglio ha “perso” circa il 2% delle imprese. Il web offre numerose opportunità che hanno stimolato in particolare gli imprenditori del Sud. I dati mettono nero su bianco che se in termini assoluti le regioni a più alta crescita sono state Lombardia, Campania e Lazio, in termini relativi quelle che sono cresciute a ritmo più sostenuto sono state Campania, Abruzzo e Calabria (tutte oltre la media del 35% all’anno), seguite da Puglia, Basilicata e Sicilia con aumenti medi superiori al 25% in ciascuno dei dieci anni considerati.

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L’e-commerce influenza gli spazi nei palazzi

Nei palazzi condominiali sta diventando una necessità avere spazio per ricevere i pacchi dell’e-commerce. A New York, in un moderno palazzo di Manhattan, una grande lavagna campeggia nell’atrio e regola le consegne di pacchi e pacchetti che ogni giorno vengono recapitati ai condomini. Lo scrive il Sole 24 ore, mettendo in evidenza come in Italia i nuovi edifici si stiano attrezzando con uno spazio dedicato per stoccare i prodotti degli acquisti online in attesa che rincasino i destinatari.

ecommerce stoccaggio pacchi

Città capofila in questo senso è Milano, dove i progetti di nuova costruzione o di completa riqualificazione di edifici esistenti, prevedono “stanze di stoccaggio” suddivise per appartamenti, come le tradizionali cassette della posta, che arrivano anche a occupare superfici superiori a 70-80 metri quadri; insomma, non semplici box.

Non manca poi la tecnologia e ci sono costruttori che costatando il trend di coloro che fanno quasi tutto online, dalla spesa all’acquisto dei regali, hanno previsto degli smart locker da aprire con un codice che il portiere può inviare al condomino.

Ma non finisce qui. In caso di acquisto di prodotti che devono essere conservati in frigo o freezer ci sono soluzioni con una parte refrigerata, così da stoccare al meglio quanto acquistato on line.

L’e-commerce e la parallela diffusione della sharing economy stanno modificando anche gli spazi stessi degli appartamenti: nella città meneghina alcuni investitori privati hanno acquistato appartamenti di grandi dimensioni per poi suddividerli in monolocali e in alcuni casi la presenza di un solaio annesso o di un seminterrato ha fatto scaturire la realizzazione di una stanza per la consegna dei pacchi, la palestra, la lavanderia e la saletta cinema condivisi.

Roma non rimane a guardare, infatti nella realizzazione di Porta dei Leoni si prevede tra i vari servizi proprio un apposito spazio per il deposito della spesa e dello shopping online. Stesso discorso per Eurosky, sempre a Roma, dove c’è uno spazio per ricevere i pacchi acquistati online.

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L’e-commerce modifica la filiera della carta

Sembra un’altra epoca quella degli acquisti solo in negozi fisici: si andava, si sceglieva e poi si usciva con una sacchetto per portare a casa l’oggetto o l’indumento nuovo.
Da quando ha preso il via l’e-commerce anche in Italia, milioni di pacchetti viaggiano lungo il Belpaese e questo trend oltre a modificare alcune abitudini di spesa sta influendo sull’intera filiera della carta.

A livello di packaging non si registrano grandi cambiamenti sull’imballaggio primario, cioè legato all’azienda produttrice, invece quello secondario si allontana dal tradizionale sacchetto in carta, plastica o bioplastica perché nell’e-commerce il pacco viaggia nel cartone.

Stando ai dati del rapporto ‘L’Italia del riciclo’ 2018, della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e dell’Unione Imprese Economia Circolare), l’immesso al consumo del packaging in carta e cartone nel 2017 ha avuto in incremento di 260mila tonnellate. “Una crescita – spiega Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, all’AdnKronos – che correliamo direttamente alla crescita dell’ecommerce”. Stessa curva per gli imballaggi gestiti: la raccolta nel 2017 ha registrato +500mila tonnellate rispetto al 2014.

Si tratta di quantità ingenti che vanno gestite al meglio, considerando che il mondo delle spedizioni è in crescita.
La filiera del recupero e del riciclo degli imballaggi in carta e cartone si sta infatti attrezzando per implementare la raccolta, per il trattamento industriale della carta da macero e per la relativa produzione di nuovi imballaggi. Di recente infatti sono entrate in funzione una cartiera ad Avezzano e una Mantova, mentre una terza aprirà a Verzuolo, in Piemonte. Nel 2020 si avranno tre cartiere nuove completamente operative con un consumo aggiuntivo di macero attorno a 1 milione e 200mila tonnellate di conseguenza dal macero – il materiale ottenuto dalla selezione di carta e cartone proveniente dalla differenziata – si produrranno bobine di carta e quindi nuove scatole che saranno al 90% fatte con materiale di riciclo.

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