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Ecommerce: gli italiani iniziano a esserne innamorati

Nel Belpaese durante il 2019 il giro d’affari degli acquisti online è stato di 35,65 miliardi di euro, considerando solo il B2C, e si prevede che entro la fine dell’anno circa il 37% della popolazione avrà effettuato almeno un acquisto via internet. Una modalità di fare shopping che piace sempre di più ai nostri connazionali.

I dati emergono dallo studio Ecommerce Report: Italy 2019, condotto per SAP da Ecommerce Foundation, organizzazione indipendente che promuove il commercio digitale a livello globale, monitorando lo scenario dell’e-commerce B2C in diversi Paesi.

I segnali per il futuro sono positivi, considerando che per ogni settore si prevede un’ulteriore crescita per gli acquisti online fino al 2023. Tra i comparti maggiormente trainanti emergono l’elettronica, i prodotti per la cura della persona, gli elettrodomestici, il food e il fashion.

Secondo l’analisi dell’Ecommerce Report, gli e-shopper italiani sono sempre più appassionati di giochi e prodotti per il fai da te, infatti, il 2019 dovrebbe registrare la crescita maggiore per gli accessori per il giardinaggio, la cura degli animali domestici e gli attrezzi per effettuare piccoli lavori a casa (con 9,45 milioni), subito seguito dall’acquisto di giocattoli e prodotti per la prima infanzia (con 9,43 milioni).

Dai dati del report emerge anche un’altra necessità: la cura della casa, che negli ultimi tempi riflette sempre più i principi di sostenibilità. Infatti, a fine 2019 in Italia si prevede che 9,6 milioni di utenti acquisteranno un elettrodomestico, efficiente a livello energetico, con conseguente beneficio sia a livello ambientale sia economico.
Una casa efficiente, ma anche smart. Non a caso, il comparto dell’elettronica di consumo, così come i supporti per fruire di contenuti digitali (siano essi libri, film, musica e videogiochi), stanno registrando una forte crescita, con oltre 21,87 milioni spesi solo nel 2019 per l’acquisto di nuovi dispositivi. Si prevede inoltre, che questo segmento raggiungerà oltre 58 milioni entro il 2023.

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L’ecommerce e l’Italia

L’Italia non è rimasta indietro nella consegna dei pacchi: il mercato è sano e c’è concorrenza. A dirlo è un recente studio dell’Agcom, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, sull’analisi del mercato dei servizi di consegna dei pacchi, a seguito dello sviluppo del commercio elettronico.

Secondo l’Authority il mercato nazionale è sostanzialmente allineato ai trend europei e mondiali, grazie alla crescita dell’ecommerce anche nel nostro Paese. Lo sviluppo dell’ecommerce ha comportato una maggiore concorrenza e l’affermarsi di un modello di business che mette al centro il destinatario (receiver-oriented), nonché di nuove modalità di gestione delle reti (ad esempio, la consegna congiunta di pacchi e lettere, la consegna flessibile), in particolare, nella fase di consegna (ad esempio, la possibilità di usufruire dei parcel lockers, gli armadietti intelligenti).

Tra i nuovi operatori spicca Amazon, che ha iniziato l’attività a fine 2016 e ha visto crescere maggiormente la propria quota di mercato in un arco di tempo biennale e a oggi è l’unica piattaforma verticalmente integrata nel settore delle consegne.

L’Agcom ha individuato quattro mercati merceologici rilevanti – tutti di dimensione geografica nazionale – dei servizi di consegna dei pacchi:

 1) le consegne deferred in ambito nazionale;

 2) le consegne espresse in ambito nazionale;

3) consegne transfrontaliere in entrata;

4) consegne transfrontaliere in uscita.

A fornire una cornice al quadro italiano c’è l’Ecommerce Report: Global 2019, realizzato da The Ecommerce Foundation, organizzazione indipendente con sede ad Amsterdam, che ha studiato a livello mondiale lo stato di salute dell’ecommerce.

Il fatturato globale del commercio elettronico business to consumer dovrebbe superare i 2mila miliardi di dollari nel 2019. Tra i primati: gli Stati Uniti continuano a occupare i primi posti in tutti gli indici legati al commercio elettronico nel 2019; l’Europa ha la più alta penetrazione di internet, pari all’85 per cento; la Germania è al primo posto nell’indice delle prestazioni logistiche; gli Emirati Arabi Uniti hanno registrato un percentuale di consumatori che hanno fatto acquisti online pari all’89% (nella Repubblica Dominicana c’è stato solo un 13%).

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Truffe online, come evitarle

Crescono gli acquisti online, ed è una buona notizia, ma di contro cresce l’eventuale rischio delle truffe per i consumatori che decidono di acquistare tramite e-commerce. Per scongiurare pericoli è bene seguire alcune indicazioni ad hoc così da evitare di cadere nei tranelli della rete.

Il mercato dell’e-commerce è in netta espansione, secondo l’Osservatorio ecommerce b2c-Consorzio Netcomm del Politecnico di Milano, nel 2019 gli acquisti online degli italiani continuano a crescere e superano i 31,5 miliardi di euro, un +15% rispetto al 2018, anno in cui sono arrivati a 27,5 miliardi.
Come proteggerci quando facciamo shopping online? La polizia postale indica alcuni accorgimenti da seguire.

1 Utilizzare software e browser aggiornati
Il primo step per acquistare in sicurezza è avere sempre attivo antivirus aggiornato all’ultima versione sul proprio dispositivo informatico. Gli ultimi sistemi antivirus (gratuiti o a pagamento) danno protezione anche nella scelta degli acquisti su internet. Per una maggiore sicurezza online, inoltre, è necessario aggiornare all’ultima versione disponibile il browser utilizzato per navigare perché ogni giorno nuove minacce possono renderlo vulnerabile.

2 Preferire siti certificati o ufficiali
Online si trovano ottime occasioni, ma quando un’offerta è troppo conveniente rispetto all’effettivo prezzo di mercato del prodotto, potrebbe essere un falso. È bene acquistare su vetrine online di grandi catene già note (sicure in termini di pagamento e affidabili per l’assistenza, la garanzia sul prodotto acquistato e la spedizione). In caso di siti poco conosciuti si può controllare la presenza di certificati di sicurezza quali Trust Verified/ VeriSign Trusted che permettono di validare l’affidabilità del sito web.

3 Leggere i commenti e i feedback di altri acquirenti
Prima di procedere con l’acquisto del prodotto scelto, è buona norma leggere i feedback pubblicati dagli altri utenti e leggere le informazioni sull’attendibilità del sito attraverso i motori di ricerca, sui forum o sui social, considerando che le allerte sui siti truffaldini circolano velocemente.

4 Su smartphone o tablet utilizzare le app ufficiali dei negozi online
Se si sceglie di acquistare da grandi negozi online, il consiglio è quello di utilizzare le app ufficiali dei relativi negozi, senza passare da siti terzi.

5 Utilizzare carte ricaricabili
Per la transazione d’acquisto servono pochi dati, come il numero di carta, la data di scadenza della carta e il codice di sicurezza riportato sul retro, ulteriori dati personali (numero del conto, pin o password) devono mettervi in allarme. Al momento di concludere l’acquisto, l’icona del lucchetto chiuso in fondo alla pagina o della scritta “https” nella barra degli indirizzi sono ulteriori garanzie sulla riservatezza dei dati inseriti nel sito. È consigliato usare una carta ricaricabile per fare transazioni online, con disponibilità economica limitata.

6 Le trappole del phishing e/o dello smishing
Con phishing o smishing ci si riferisce alla rete di quei truffatori che attraverso mail o sms contraffatti richiedono di cliccare su un link che rimanda a una pagina web trappola, da cui riusciranno a rubare informazioni personali quali password e numeri di carte di credito per scopi illegali.

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E-commerce, in Italia sono attive 20mila aziende

Tutto si evolve, anche i modelli di business. In Italia continua a crescere il numero di imprese che stanno puntando sull’e-commerce: attualmente sono quasi 20mila, il che si traduce in un più 70 % rispetto al 2014.
A dirlo è un’analisi realizzata dalla Camera di commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi, prendendo in esame i dati del Registro delle imprese.
Gli imprenditori che scommettono sull’e-commerce sembrano evitare il rischio di abbassare per sempre la saracinesca, visto che le attività commerciali tradizionali, con il negozio dedicato al retail, tendono a chiudere.

Nell’ultimo decennio, secondo Confcommercio, ammontano a 63mila i negozi che cessato l’attività, soprattutto quelli nei centri storici delle città. Prospettive rosee ci sono invece per le vendite online, che attirano sia le nuove generazioni sia gli imprenditori nati all’estero: è di questi ultimi una società su dieci, con un raddoppio rispetto a cinque anni fa.

Per quanto riguarda la distribuzione sul territorio, Roma la capitale delle aziende per numero di attività nel settore, poco più di 1700, cui seguono Milano con quasi 1600 imprese, Napoli (quasi 1500) e Torino (800); sul fronte occupazione, invece, il maggiore numero di addetti si registra a Milano (5mila), seguita da Perugia. Per tutti l’obiettivo è lo stesso e cioè conquistare una quota di quei 30 miliardi che a fine anno rappresenteranno il valore delle vendite online Bc in Italia.

Al dato positivo dell’aumento dell’e-commerce corrisponde un trend spiacevole: l’aumento delle controversie che possono sorgere tra venditori e compratori online. In questi casi, le parti possono utilizzare RisolviOnline, servizio di risoluzione delle controversie online della Camera Arbitrale, azienda speciale della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, accreditata a livello di Unione europea così da poter comprare con tranquillità e sicurezza.

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Ecommerce luci e ombre del contesto nazionale

L’ecommerce è il presente e sappiamo che farà parte del futuro, in un crescendo di conquiste di nuove fette di mercato.

Nel 2019 gli acquisti online degli italiani aumenteranno del 15%, oltre i 31,5 miliardi di euro, grazie al traino dei comparti informatica ed elettronica (+18%), abbigliamento (+16%), arredamento & home living (+26%), food & grocery e turismo: è quanto emerge da un’indagine dell’Osservatorio eCommerce B2C-Consorzio Netcomm/School of Management del Politecnico di Milano, presentata nella città meneghina.

A frenare l’entusiasmo c’è un però, ossia la quota di popolazione che in Italia compra online è la più bassa in assoluto in Europa, con il 44% contro il 68% della media europea, nonostante ci sia il maggior numero di cittadini che possiedono uno smartphone. Inoltre, solo il 10% delle imprese nostrane vende i prodotti online a causa della scarsa capacità di applicare le tecnologie disponibili per rafforzare il proprio business.

Lo scenario globale delle vendite online ha messo la quinta, mentre in Italia di sta ancora ingranando la terza, ad esempio la Cina nel 2018 ha raggiunto un volume di affari a 633,9 miliardi, con crescita futura stimata di 1095,5 miliardi al 2023, gli Usa arriveranno tra 4 anni a 740,4 miliardi e l’Europa a 515 miliardi.

I consumatori, anche gli italiani, vanno online per cercare informazioni sui prodotti da acquistare, per concretizzare l’acquisto, pagare, farsi recapitare a casa l’articolo scelto oppure ritirarlo in negozio. Il punto vendita digitale è percepito come complementare rispetto al negozio fisico, con quest’ultimo che è decisivo per il 18,4% degli acquisti, a conferma del fatto che c’è integrazione tra canale fisico e online.

Il 30-40% degli e-shopper nel mondo – secondo il quadro dipinto dall’indagine Netcomm – si aspetta prodotti, contenuti, esperienze personalizzati in tutti i settori degli acquisti e semplicità nel processo di pagamento. Lo smartphone avrà un ruolo sempre più determinate perché usato da coloro che hanno fretta e non vogliono aspettare di collegarsi al pc. Di conseguenza le aziende dovranno investire di più in digital marketing per farsi conoscere.

La strada è tracciata: l’ecommerce nel mondo cresce, anche se in Italia si è ancora indietro, tuttavia i consumatori amano fare acquisti online quindi bisogna iniziare a utilizzare tutti gli strumenti tecnologici disponibili per raggiungere il consumatore, emozionarlo durante l’acquisto, semplificare le modalità di pagamento e implementare la velocità di consegna a domicilio.

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