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E-commerce made in Italy: cresce l’abbigliamento

Il settore dell’abbigliamento online è fra i più frizzanti dell’e-commerce B2c (business to consumer) italiano, con gli e-commerce che occupano una fetta importante degli acquisti effettuati sul web.

Un mercato promettente sia Italia sia all’estero, con un tasso di penetrazione del 9 per cento del totale retail sul mercato nazionale. C’è un unico neo: il comparto cresce al di sotto della media dei prodotti (+16% rispetto al +21%), tuttavia sfiora nel 2019 i 3,3 miliardi di euro confermandosi come uno dei settori più maturi dell’e-commerce B2c italiano.

I dati emergono dall’Osservatorio eCommerce B2c, giunto alla diciannovesima edizione e promosso dalla School of management del Politecnico di Milano e da Netcomm, Consorzio del commercio elettronico italiano, in occasione del convegno Fashion, design and beauty online: strategie, numeri e modelli operativi.

“La chiave della competitività per le aziende del fashion, arredamento e home living che operano nel commercio digitale sta nel rendere sempre più personalizzata l’esperienza di acquisto dei consumatori. Le tecnologie stanno già ridisegnando tutta la filiera dell’industria di questi comparti”, commenta Roberto Liscia, presidente di Netcomm. “Le analisi predittive, grazie all’intelligenza artificiale, consentono di mantenere una relazione con il cliente anche dopo l’acquisto, proponendo un’offerta sempre più personalizzata, così come anche grazie a chatbot e assistenti virtuali, in grado di migliorare costantemente l’assistenza al cliente”, aggiunge Liscia.

Come migliorare le vendite

La vendita a distanza ha un’oggettiva difficoltà: l’impossibilità di provare e toccare i prodotti, il che ostacola l’esperienza d’acquisto personale. Però le innovazioni lato servizi sono la chiave dello sviluppo ulteriore di questo canale di vendita: tra le più rilevanti emerge lo sviluppo del social commerce, con la creazione di shoppable content (soprattutto su Instagram), la sperimentazione della realtà aumentata per far vivere il prodotto anche prima del possesso, l’abilitazione della ricerca vocale o per immagini per rendere più naturale ed efficace il processo di identificazione del prodotto desiderato, l’utilizzo di big data, machine learning e intelligenza artificiale per personalizzare il prodotto e il percorso dell’utente.

Per quanto riguarda la gestione dello shopping, sono vari i fattori che nel fashion online impattano la decisione d’acquisto:

  • l’ampiezza di gamma, un’offerta più ampia di quella disponibile nel punto di vendita fisico;
  • la presenza di informazioni su vestibilità e composizione, che deve sopperire all’impossibilità di toccare con mano e di indossare il prodotto;
  • il processo di acquisto guidato, il canale online deve essere in grado di guidare l’acquisto del consumatore attraverso azioni di cross e up selling, consigli di stile e creazioni di abbinamenti;
  • la convenienza, grazie a saldi e sconti;
  • la gestione dei servizi di pagamento e post-vendita, il che deve tradursi in procedure snelle, soprattutto nella gestione dei resi.

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Acquisti online, l’abbigliamento fa + 16%

Il settore degli acquisti è stato travolto dal digitale: nel 2019 gli acquisti online degli italiani cresceranno del 15% rispetto all’anno scorso, superando i 31,5 miliardi di euro.
A dirlo è l’indagine dell’Osservatorio e-commerce B2C-Consorzio Netcomm/School of Management del Politecnico di Milano, che indica l’abbigliamento come uno dei comparti migliori – subito dopo quello informatico – che stando alle stime registrerà un aumento del 16%, con un valore totale pari a 3,3 miliardi di euro.

Sono sempre più coloro che scelgono di acquistare beni e servizi online, soprattutto se si tratta di abbigliamento. A mostrare interesse sono sia le donne sia gli uomini, attratti dal vasto assortimento degli scaffali degli e-shop, dalla qualità dei prodotti e dai prezzi spesso più competitivi di quelli dei negozi fisici.
Inoltre, a portare valore aggiunto c’è la libertà non vincolata ad orari, nel senso che il web permette di acquistare a tutte le ore, in totale comfort della propria casa, senza dover fare code per pagare.

“Continua la crescita del mercato e-commerce B2C in Italia, ma una riflessione va fatta in una prospettiva internazionale. Secondo recenti stime, rispetto agli altri Paesi europei, l’Italia detiene la quota di popolazione che compra online più bassa in assoluto: solo il 44% degli italiani acquista online, contro il 68% della popolazione europea”, osserva Roberto Liscia, presidente di Netcomm.
“Il Belpaese si aggiudica l’ultimo posto anche in termini di competitività riguardo all’e-commerce, un ritardo che  si può spiegare nella correlazione diretta tra le competenze digitali di un Paese e la competitività delle aziende”.
Solo il 10% delle imprese nostrane vende online, proprio per la scarsa capacità di applicare le tecnologie disponibili per espandere il proprio business.

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Abbigliamento sostenibile, anche via ecommerce

In Italia cresce il numero dei consumatori attenti alla sostenibilità ambientale, tanto che le scelte di consumo green fanno parte della vita di 34 milioni di connazionali.

La fotografia emerge dal quinto “Osservatorio nazionale sullo stile di vita sostenibile” realizzato da LifeGate, in collaborazione con l’istituto di ricerca Eumetra MR, e tra i comparti dove c’è più sensibilità verso questo argomento spicca il settore della moda, con il 17% degli italiani che dichiara di utilizzare capi di abbigliamento sostenibili. Bonprix, multinazionale di moda che fa parte dei nostri clienti, ha lanciato una nuova collezione primavera/estate con tessuti a basso impatto ambientale.

T-shirt e pantaloni sono realizzati in cotone biologico, cotone made in Africa, cotone e poliestere riciclato e in Tecncel, tutti impacchettati in sacchetti di plastica riciclata al 100% e prodotti con processi ecocompatibili. Nella produzione della Sustainable Collection, oltre all’utilizzo di materiali sostenibili si fa ricorso a processi ecocompatibili. Le magliette sono realizzate con tinte e tessuti naturali come la buccia di limone, i petali di rosa e la lavanda; durante il processo di tintura, viene ridotto l’uso di prodotti chimici, inoltre, nella tintura dei capi in jeans viene risparmiato il 15% di acqua.

I tessuti green

Nella nuova collezione ci sono capi in cotone sostenibile, cioè coltivato e lavorato nel rispetto dell’uomo e dell’ambiente. Il cotone di Cotton made in Africa e il cotone biologico ne sono due esempi.

Il primo è prodotto al 100% con metodi ecosostenibili, grazie all’iniziativa della Aid by Trade Foundation, che supporta 780mila contadini di Paesi come Costa d’Avorio, Mozambico, Malawi, Uganda, Etiopia, Zambia e Zimbabwe, per la coltivazione a partire da sementi di piante non geneticamente modificate e senza pesticidi pericolosi durante il ciclo di coltivazione. Per ogni kilogrammo di cotone si riducono le emissioni di anidride carbonica del 40% e si risparmiano oltre 2mila litri d’acqua, grazie all’uso di quella piovana. Così i contadini hanno una rendita maggiore e migliori condizioni di vita. Inoltre, l’iniziativa promuove anche diversi programmi a sostegno dell’educazione, della parità dei sessi, e contro il lavoro minorile.

Altra tipologia di cotone della Sustainable Collection è il cotone biologico certificato da enti terzi, così da garantire la qualità biologica al 100% dalla coltivazione alla consegna.

Innovazione sostenibile

Non solo cotone da materia prima vergine. Nella nuova collezione si utilizza anche il cotone riciclato, ovvero proveniente dal recupero di scarti di produzione o da abbigliamento usato. I capi vengono sminuzzati e successivamente trasformati in nuovi filati.

Il poliestere riciclato, inoltre, è l’altro tessuto con cui sono stati realizzati i capi della collazione: è ottenuto da vecchie bottiglie di plastica, raccolte, sminuzzate, macinate e fuse. In questo modo le bottiglie di plastica diventano nuovi prodotti. Ad esempio, per un paio di jeans o una giacca sono necessarie 8 bottiglie.
Infine, si trovano anche capi con il Tencel, una fibra ecosostenibile di nuova generazione, prodotta da legnami provenienti da piantagiorni e foreste sostenibili.

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