E-commerce: in un decennio sono triplicate le aziende che vendono online

In Italia negli ultimi dieci anni c’è stato un boom di aziende che hanno alzato le loro saracinesche virtuali per superare il generale trend di crisi dei consumi. L’offerta va dall’abbigliamento ai cosmetici, dall’arredamento e design agli articoli per bambini o per la pesca, poi auto, moto, casalinghi, food, biciclette, parquet, prodotti farmaceutici, libri, occhiali, giocattoli fino alle “piante di acqua dolce” e ai sistemi di allarme. Alla fine di dicembre 2018 le imprese attive nella vendita al dettaglio su internet hanno superato le 20mila unità, triplicando il numero di quelle esistenti alla fine del 2009.

A inquadrare il fenomeno arrivano i dati elaborati da InfoCamere e Unioncamere – sulla base del Registro delle imprese delle Camere di commercio – secondo cui il moltiplicarsi delle imprese di vendita via internet (circa 14mila imprese in più in dieci anni) è riuscito più o meno a compensare la contrazione di operatori che, nello stesso periodo, ha caratterizzato l’intero settore del commercio al dettaglio (diminuito di oltre 16mila unità).

Confrontando il segmento delle vendite web con mondo del commercio tradizionale, tra il 2009 e il 2018 le imprese della vendita al dettaglio attraverso internet sono infatti aumentate di circa il 24% l’anno, di contro l’insieme del settore del commercio al dettaglio ha “perso” circa il 2% delle imprese. Il web offre numerose opportunità che hanno stimolato in particolare gli imprenditori del Sud. I dati mettono nero su bianco che se in termini assoluti le regioni a più alta crescita sono state Lombardia, Campania e Lazio, in termini relativi quelle che sono cresciute a ritmo più sostenuto sono state Campania, Abruzzo e Calabria (tutte oltre la media del 35% all’anno), seguite da Puglia, Basilicata e Sicilia con aumenti medi superiori al 25% in ciascuno dei dieci anni considerati.

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Vino, le tendenze globali

Età, abbinamenti col cibo, nuovi canali di vendita e persino estetica sono alcuni fattori che influenzano le scelte dei consumatori quando si tratta di acquistare vino. I trend emergono dal Global Trends in Wine 2019, eccoli nel dettaglio:

1. Demografia
Aumentano aspettativa e qualità di vita e di conseguenza cresce il numero dei calici, grazie ai bevitori di vino d’età matura che sono sempre di più. Inoltre, analizzando  i dati raccolti, emerge che uomini e donne tendono a consumare parti uguali di vino in termini di volume, anche se con qualche differenza: gli uomini si mostrano molto sicuri delle loro conoscenze vinicole, nonostante siano tanto informati quanto le donne, mentre quest’ultime si mostrano un po’ insicure.

2. Comportamenti dei consumatori
In generale nel periodo storico contemporaneo c’è attenzione al mondo gastronomico, si vogliono degustare portate buone, gustose e genuine. Per assaporare al meglio i piatti non può mancare un ottimo calice di vino, non a caso si assiste a un aumento del coinvolgimento dei consumatori quando si tratta di abbinare i vini ai cibi. Fino a qualche anno fa molti si limitavano a generici rossi per la carne e bianchi per il pesce, oggi non è più così.

3. I canali di vendita
Dove si acquistano le bottiglie di vino? I canali di vendita tradizionali, come i supermercati e le enoteche, sembrano meno gettonati, di contro cresce l’acquisto online. A ciò si aggiungono le occasioni meno formali in cui si consuma vino, ossia i consumatori sono sempre più alla ricerca di esperienze autentiche, originali e veloci, di conseguenza c’è stato un calo del numero di bevitori che si godono del vino quando in giro.

4. I prezzi
Il mondo del vino è vario, allora il prezzo non è più un ostacolo considerando che si trovano bottiglie per ogni tasca e gusto. Da una parte, alcuni consumatori reputano il vino una bevanda costosa, di conseguenza selezionano il prodotto più adatto al proprio budget, dall’altra si nota la tendenza di altri consumatori a non accontentarsi.


5. Questioni di etichette
L’abito non fa il monaco, recita un detto popolare, eppure a volte l’estetica conta. Nel mondo dei vini col dilagare degli smartphone particolari etichette oppure forme della bottiglia possono influenzare gli acquisti dei consumatori. A decretare la scelta di acquisto di una bottiglia rispetto all’altra contribuiscono anche l’origine del vino, che sia il Paese o la Regione.

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E-commerce per quasi metà degli italiani almeno un acquisto al mese

L’e-commerce scoppia di salute. Un ulteriore conferma arriva dai risultati di un sondaggio condotto nel nostro Paese in collaborazione con Erasmus University di Rotterdam.

ecommerce abitudini italiani

Su un campione di 625 italiani dai 18 anni in su, distribuiti su tutto il territorio nazionale, il 42% acquista almeno una volta al mese e il 39% almeno una volta a settimana. Tra gli ordini che vanno per la maggiore spiccano abbigliamento e accessori, con il 29% che acquista prodotti del fashion, seguito dal 25% che acquista prodotti per il tempo libero; in terza posizione c’è l’elettronica, col 19% delle preferenze.

Un mercato trainante, quello dell’ecommerce, che si evolve col passare del tempo per andare sempre più incontro alle esigenze dei consumatori moderni. Secondo il sondaggio, su un campione rappresentativo, i desiderata che vanno per la maggiore riguardano il servizio di consegna. In particolare, la consegna a casa è la modalità di recapito più gettonata, preferita dall’85% degli intervistati, anche se il 30% ha usufruito almeno una volta della consegna presso un punto di ritiro, un’esperienza, quest’ultima, che si è rivelata soddisfacente per il 75% di loro.

A seguire, risulta determinante per i consumatori, la vicinanza del punto di ritiro: il 38% dichiara che debba essere raggiungibile in massimo 10 minuti di tempo, in auto (55%) oppure a piedi (38%). Contano anche gli orari di apertura del punto di ritiro, il 24% preferisce ritirare i propri acquisti online dopo le 18.00, al rientro dalla giornata lavorativa.

Infine, dall’indagine emerge che, oltre ai punti di ritiro tradizionali, gli italiani accoglierebbero con piacere l’opzione di poter ritirare i propri pacchi in luoghi dove ci si reca spesso, come il supermercato (29%), il tabaccaio (18%), l’edicola (15%) o il benzinaio (4%).

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L’e-commerce influenza gli spazi nei palazzi

Nei palazzi condominiali sta diventando una necessità avere spazio per ricevere i pacchi dell’e-commerce. A New York, in un moderno palazzo di Manhattan, una grande lavagna campeggia nell’atrio e regola le consegne di pacchi e pacchetti che ogni giorno vengono recapitati ai condomini. Lo scrive il Sole 24 ore, mettendo in evidenza come in Italia i nuovi edifici si stiano attrezzando con uno spazio dedicato per stoccare i prodotti degli acquisti online in attesa che rincasino i destinatari.

ecommerce stoccaggio pacchi

Città capofila in questo senso è Milano, dove i progetti di nuova costruzione o di completa riqualificazione di edifici esistenti, prevedono “stanze di stoccaggio” suddivise per appartamenti, come le tradizionali cassette della posta, che arrivano anche a occupare superfici superiori a 70-80 metri quadri; insomma, non semplici box.

Non manca poi la tecnologia e ci sono costruttori che costatando il trend di coloro che fanno quasi tutto online, dalla spesa all’acquisto dei regali, hanno previsto degli smart locker da aprire con un codice che il portiere può inviare al condomino.

Ma non finisce qui. In caso di acquisto di prodotti che devono essere conservati in frigo o freezer ci sono soluzioni con una parte refrigerata, così da stoccare al meglio quanto acquistato on line.

L’e-commerce e la parallela diffusione della sharing economy stanno modificando anche gli spazi stessi degli appartamenti: nella città meneghina alcuni investitori privati hanno acquistato appartamenti di grandi dimensioni per poi suddividerli in monolocali e in alcuni casi la presenza di un solaio annesso o di un seminterrato ha fatto scaturire la realizzazione di una stanza per la consegna dei pacchi, la palestra, la lavanderia e la saletta cinema condivisi.

Roma non rimane a guardare, infatti nella realizzazione di Porta dei Leoni si prevede tra i vari servizi proprio un apposito spazio per il deposito della spesa e dello shopping online. Stesso discorso per Eurosky, sempre a Roma, dove c’è uno spazio per ricevere i pacchi acquistati online.

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L’e-commerce modifica la filiera della carta

Sembra un’altra epoca quella degli acquisti solo in negozi fisici: si andava, si sceglieva e poi si usciva con una sacchetto per portare a casa l’oggetto o l’indumento nuovo.
Da quando ha preso il via l’e-commerce anche in Italia, milioni di pacchetti viaggiano lungo il Belpaese e questo trend oltre a modificare alcune abitudini di spesa sta influendo sull’intera filiera della carta.

A livello di packaging non si registrano grandi cambiamenti sull’imballaggio primario, cioè legato all’azienda produttrice, invece quello secondario si allontana dal tradizionale sacchetto in carta, plastica o bioplastica perché nell’e-commerce il pacco viaggia nel cartone.

Stando ai dati del rapporto ‘L’Italia del riciclo’ 2018, della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e dell’Unione Imprese Economia Circolare), l’immesso al consumo del packaging in carta e cartone nel 2017 ha avuto in incremento di 260mila tonnellate. “Una crescita – spiega Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, all’AdnKronos – che correliamo direttamente alla crescita dell’ecommerce”. Stessa curva per gli imballaggi gestiti: la raccolta nel 2017 ha registrato +500mila tonnellate rispetto al 2014.

Si tratta di quantità ingenti che vanno gestite al meglio, considerando che il mondo delle spedizioni è in crescita.
La filiera del recupero e del riciclo degli imballaggi in carta e cartone si sta infatti attrezzando per implementare la raccolta, per il trattamento industriale della carta da macero e per la relativa produzione di nuovi imballaggi. Di recente infatti sono entrate in funzione una cartiera ad Avezzano e una Mantova, mentre una terza aprirà a Verzuolo, in Piemonte. Nel 2020 si avranno tre cartiere nuove completamente operative con un consumo aggiuntivo di macero attorno a 1 milione e 200mila tonnellate di conseguenza dal macero – il materiale ottenuto dalla selezione di carta e cartone proveniente dalla differenziata – si produrranno bobine di carta e quindi nuove scatole che saranno al 90% fatte con materiale di riciclo.

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