L’e-commerce modifica la filiera della carta

Sembra un’altra epoca quella degli acquisti solo in negozi fisici: si andava, si sceglieva e poi si usciva con una sacchetto per portare a casa l’oggetto o l’indumento nuovo.
Da quando ha preso il via l’e-commerce anche in Italia, milioni di pacchetti viaggiano lungo il Belpaese e questo trend oltre a modificare alcune abitudini di spesa sta influendo sull’intera filiera della carta.

A livello di packaging non si registrano grandi cambiamenti sull’imballaggio primario, cioè legato all’azienda produttrice, invece quello secondario si allontana dal tradizionale sacchetto in carta, plastica o bioplastica perché nell’e-commerce il pacco viaggia nel cartone.

Stando ai dati del rapporto ‘L’Italia del riciclo’ 2018, della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e dell’Unione Imprese Economia Circolare), l’immesso al consumo del packaging in carta e cartone nel 2017 ha avuto in incremento di 260mila tonnellate. “Una crescita – spiega Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, all’AdnKronos – che correliamo direttamente alla crescita dell’ecommerce”. Stessa curva per gli imballaggi gestiti: la raccolta nel 2017 ha registrato +500mila tonnellate rispetto al 2014.

Si tratta di quantità ingenti che vanno gestite al meglio, considerando che il mondo delle spedizioni è in crescita.
La filiera del recupero e del riciclo degli imballaggi in carta e cartone si sta infatti attrezzando per implementare la raccolta, per il trattamento industriale della carta da macero e per la relativa produzione di nuovi imballaggi. Di recente infatti sono entrate in funzione una cartiera ad Avezzano e una Mantova, mentre una terza aprirà a Verzuolo, in Piemonte. Nel 2020 si avranno tre cartiere nuove completamente operative con un consumo aggiuntivo di macero attorno a 1 milione e 200mila tonnellate di conseguenza dal macero – il materiale ottenuto dalla selezione di carta e cartone proveniente dalla differenziata – si produrranno bobine di carta e quindi nuove scatole che saranno al 90% fatte con materiale di riciclo.

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Come imballare il vino per le spedizioni

Il vino è un’idea regalo che non tramonta mai, spesso si spedisce ad amici o parenti che abitano lontano dal destinatario. Ma per far arrivare le bottiglie intatte bisogna imballarle per bene, l’obiettivo è non farle rompere durante il tragitto logistico, quando il pacco subisce vari passaggi.

Le aziende vinicole che vendono anche online sanno come confezionare a prova di urti, a incontrare difficoltà sono i privati, che non diversificano le spedizioni di vino dalle altre.

Il vetro che contiene il vino è un materiale nobile, ma fragile, quindi deve essere protetto al meglio nella scatola, la cui grandezza va scelta in base al numero e alle dimensioni delle bottiglie da spedire. In commercio se ne trovano di varie forme progettate ad hoc e adatte a ogni esigenza. Gli elementi fondamentali sono la resistenza e la capacità di attutire urti. Si può ricorrere alle scatole di cartone realizzate con un apposito involucro e alle scatole imbottite con gusci in polistirolo, entrambe proteggono le bottiglie e sono state studiate per non farle toccare l’una con l’altra.

In alternativa, si può ricorrere a una soluzione fai da te, avvolgendo le singole bottiglie prima in fogli di cartone, dopo in un foglio di pluriball e infine nel sacchetto di plastica per alimenti. Così imballate vanno disposte nella scatola di cartone, inserendo negli spazi vuoti tra una bottiglia l’altra della carta di giornale o delle palline di polistirolo. A lavoro ultimato si chiude il pacco con del nastro adesivo. Quest’ultima soluzione di imballaggio casalingo fa arrivare le bottiglie intatte, ma bisogna riflettere sul fatto che produce l’impiego di molto materiale che verrà per lo più gettato nella spazzatura una volta arrivato a destinazione.

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Carrello virtuale, imballo reale

Si chiama Carrello virtuale, imballo reale la campagna per sensibilizzare i consumatori sulle corrette modalità di scatole e scatoloni così che ciascuno faccia la propria parte per salvaguardare l’ambiente. È stata lanciata di recente da Comieco e AMSA, Gruppo A2A per andare di passi passo con la crescita dell’e-commerce. Se quest’ultimo sale, aumenta il quantitativo di pacchi in circolazione, per la maggior parte in materiale cellulosico.
Del resto, ogni giorno lavorativo viaggiano su strada circa 1 milione di pacchi destinati ai consumatori italiani che hanno acquistato online.
Nello specifico, l’eCommerce di prodotto ha generato nel 2018 260 milioni di spedizioni: la concentrazione è poi maggiore al Nord (soprattutto nelle grandi città), dove arriva il 56% del volume totale delle spedizioni. Nel Centro finisce il 23% del flusso e nel Sud e Isole il rimanente 21%.

“Gli acquisti online sono un’opportunità che ha cambiato la qualità della vita delle persone, soprattutto nelle grandi aree urbane”, commenta Carlo Montalbetti, direttore generale di Comieco. “Tutti questi pacchi sono realizzati per il 90% con carta riciclata. L’intera filiera cartaria si sta organizzando per affrontare questo cambiamento e l’apertura di tre nuove cartiere sul territorio italiano, con una capacità di riciclo di oltre 1 milione di tonnellate, che permetterà di gestire l’aumentata offerta di macero. Con una raccolta dedicata a questo tipo di imballaggio cambia inoltre la qualità del flusso di materiale cellulosico. E risultati sempre migliori portano benefici al processo di lavorazione industriale della carta riciclata”.

Appare quindi importante che anche i cittadini facciano la loro parte imparando a conferire correttamente questa tipologia di rifiuto nel cassonetto adatto.

1) Una volta scartato il pacco, il cartone va separato da elementi estranei come scotch e plastiche che contengono le bolle di consegna e l’indirizzo di destinazione.

2) Vanno tolte, nei limiti del possibile, le grosse graffette metalliche che a volte saldano il pacco.

3) Lo scatolone va appiattito così che il cartone occupi il minor spazio possibile nel cassonetto della carta.

In alternativa, prima di destinarlo ai rifiuti, il cartone si può riciclare in modo creativo, come segnalavamo qui.

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Ultimo miglio, le soluzioni futuristiche che danno da pensare

Tutto si evolve, cambia, si trasforma, migliora col tempo. Le consegne dei pacchi non sono immuni all’avanzare del futuro.
Come saranno a medio o lungo temine? Di sicuro più tecnologiche, non a caso varie aziende hanno iniziato a progettare soluzioni più o meno praticabili.

Tra le ultime trovate spicca quella del cane-robot che diventa postino; un’azienda tedesca ha presentato al Consumer electronic show di Las Vegas, un sistema di delivery basato su veicoli a guida autonoma e robot dalle sembianze canine. A portare i colli a destinazione saranno veicoli a guida autonoma capaci di trasportare uno o più robot postini così da gestire gli ultimi metri nella catena logistica di consegne di articoli e pacchi. L’obiettivo sarebbe arrivare a un sistema di consegne del tutto automatizzato e questi cani robot dovrebbero essere in grado di aprire porte, salire le scale, raggiungere la porta del destinatario della consegna, suonare il campanello e infine consegnare il pacco fissato alla sua schiena.

In attesa di capire se la robotica entrerà nel settore delle consegne a domicilio, ci sono degli aggiornamenti sul fronte droni.
Il Wall Street Journal evidenzia delle problematiche: il rumore è molesto. Che fosse previsto o no, questo è un limite non di poco conto. A Bonython, in Australia, sono in corso degli esperimenti quotidiani per l’utilizzo di droni nelle consegne di alcuni prodotti e gli abitanti stanno sollevando polemiche perché gli apparecchi fanno rumore quando sono in attività. I problemi riguarderebbero anche gli amici a quattro zampe, considerando che i rumori dei droni spaventerebbero i cani tanto da spingere i loro padroni a non frequentare un’associazione cinofila situata nei pressi dell’area in cui è in corso il test.
I droni, nelle intenzioni delle aziende che ci stanno scommettendo, sono destinati a rivoluzionare il mondo delle consegne, velocizzandone i tempi e riducendone i costi. Ma al momento stanno dividendo i cittadini di Bonython, dove si stanno svolgendo gli esperimenti.

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E-commerce, la problematica dell’abbandono del carrello

I consumatori italiani richiedono online gli stessi servizi del negozio fisico, altrimenti abbandonano l’acquisto. È l’estrema sintesi di quanto emerge dalla ricerca SAP Consumer Propensity Survey promossa da SAP SE, che ha analizzato i comportamenti di acquisto durante lo shopping online di 24mila consumatori da ogni parte del mondo.
Per quanto riguarda i consumatori del Belpaese, durante lo shopping online, è importante contare sugli stessi benefici offerti dal negozio sotto casa: poter avere subito il prodotto desiderato, poterlo provare e poterlo cambiare nel caso non vada bene.

Tra gli elementi ritenuti fondamentali per migliorare l’esperienza d’acquisto online, al primo posto spicca la possibilità di scambi merci e resi semplici da effettuare (53%), cui seguono la richiesta di tool di comparazione, cioè software che consentono di equiparare caratteristiche e prezzi dei prodotti selezionati (43%), la presenza di un punto vendita fisico di riferimento (38%) e infine l’ausilio di un chatbot a disposizione 24×7 (28%).
Inoltre, il 36% degli intervistati italiani è interessato alle recensioni degli altri utenti solo la metà delle volte che effettua acquisti online, mentre non è così negli altri Paesi europei.

Tra i settori dove l’e-commerce è più gettonato ci sono: viaggi (79%), il fashion (78%) e la vendita di prodotti digitali (70%); e a differenza di quanto si potrebbe immaginare, le donne preferiscono andare su internet per comprare viaggi e vacanze (83%), mentre sono gli uomini ad acquistare maggiormente abiti, accessori e scarpe (83%).

Il comparto moda è tra i settori con il maggior numero di acquisti online, ma anche quello in cui prevalgono le interruzioni, infatti il 19% degli intervistati dichiara di abbandonare il carrello la metà delle volte. Al contrario, di quanto accade per il comparto dell’intrattenimento, dove il 21% dei rispondenti afferma di non farlo mai, oppure nel comparto alimentari e beni di consumo, dove raramente si abbandona il carrello (36%). I motivi? Per il 53% la causa è legata ai costi di spedizione, per il 31% all’indisponibilità dell’oggetto da acquistare. Invece, tra i driver che risultano più interessanti per far cliccare il bottone “acquista” ci sono le notifiche di sconto e promozioni ad hoc.

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