Vino, cosa conta di più nella scelta

Come fanno i consumatori a scegliere quale vino acquistare? Da quali fattori si fanno guidare?
Gli studi di neuromarketing, che analizzano i comportamenti d’acquisto, svelano che nel caso del vino intervengono un mix di influenze capaci di far preferire un’etichetta rispetto a un’altra.


Alcune tipologie di vino piacciono di più agli uomini, altre alle donne. Queste ultime sono più attirate da bottiglie caratterizzate da colori, forma e messaggi che si fanno notare, al contrario gli uomini si concentrano su pochi dettagli tecnici in etichetta. I signori tendono a prediligere bottiglie classiche, le signore amano sperimentare e si lasciano conquistare da elementi di narrazione del prodotto più moderni, trendy e creativi.
Le ricerche neuroscientifiche mettono in evidenza che la scelta dei colori, delle forme dell’etichetta e del packaging sono determinanti e non possono essere lasciate al gusto personale del produttore, così come sono determinanti le parole scelte per descrivere il vino: per colpire emotivamente l’acquirente devono esprimere i profumi e gli aromi, la storia del produttore e gli abbinamenti migliori con il cibo.

Il colore ha un ruolo centrale nel marketing, ma cambia in base alla cultura di appartenenza e non solo. Nelle culture occidentali il colore più gradito è il blu, cui seguono rosso, verde, viola, arancione e giallo. Però gli uomini tollerano di più il grigio, il bianco e il nero rispetto alle donne, che sono più affascinate dalle combinazioni rosso-blu.

Infine, in questo momento storico dove il valore dell’immagine e della comunicazione digitale hanno molto peso, il sito web aziendale deve essere ben fatto perché sempre più i consumatori vedono nel web il canale immediato per accedere alle informazioni e acquistare oppure per valutare la qualità del prodotto.

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Acquisti online, l’abbigliamento fa + 16%

Il settore degli acquisti è stato travolto dal digitale: nel 2019 gli acquisti online degli italiani cresceranno del 15% rispetto all’anno scorso, superando i 31,5 miliardi di euro.
A dirlo è l’indagine dell’Osservatorio e-commerce B2C-Consorzio Netcomm/School of Management del Politecnico di Milano, che indica l’abbigliamento come uno dei comparti migliori – subito dopo quello informatico – che stando alle stime registrerà un aumento del 16%, con un valore totale pari a 3,3 miliardi di euro.

Sono sempre più coloro che scelgono di acquistare beni e servizi online, soprattutto se si tratta di abbigliamento. A mostrare interesse sono sia le donne sia gli uomini, attratti dal vasto assortimento degli scaffali degli e-shop, dalla qualità dei prodotti e dai prezzi spesso più competitivi di quelli dei negozi fisici.
Inoltre, a portare valore aggiunto c’è la libertà non vincolata ad orari, nel senso che il web permette di acquistare a tutte le ore, in totale comfort della propria casa, senza dover fare code per pagare.

“Continua la crescita del mercato e-commerce B2C in Italia, ma una riflessione va fatta in una prospettiva internazionale. Secondo recenti stime, rispetto agli altri Paesi europei, l’Italia detiene la quota di popolazione che compra online più bassa in assoluto: solo il 44% degli italiani acquista online, contro il 68% della popolazione europea”, osserva Roberto Liscia, presidente di Netcomm.
“Il Belpaese si aggiudica l’ultimo posto anche in termini di competitività riguardo all’e-commerce, un ritardo che  si può spiegare nella correlazione diretta tra le competenze digitali di un Paese e la competitività delle aziende”.
Solo il 10% delle imprese nostrane vende online, proprio per la scarsa capacità di applicare le tecnologie disponibili per espandere il proprio business.

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Imballaggi dei pacchi, il corretto riciclo è il futuro

La salvaguardia ambientale non può essere trascurata e oggi ciò è più evidente che mai. Gli effetti del cambiamento climatico iniziano a essere evidenti in ogni parte del mondo: l’unica soluzione è far entrare le azioni green nel quotidiano.

Tra i comportamenti che contribuiscono alla sostenibilità c’è quello della corretta differenziazione degli imballaggi, a casa e in ufficio. Vediamo quelli collegati alla consegna, tenendo a mente i consigli del Conai, il Consorzio nazionale degli imballaggi.

1. Separare correttamente gli imballaggi in base al materiale di cui sono fatti e mettili nell’apposito contenitore per la raccolta differenziata. Carta e cartone, plastica e metalli, vetro, indifferenziato, legno, quest’ultimo va portato nelle isole ecologiche.

2. Riduci sempre, se possibile, il volume degli imballaggi: appiattisci carta e cartone aiutandoti con le mani o con i piedi; facendo ciò si rende più efficace il servizio di raccolta differenziata.

3. Dividi, quando è possibile, gli imballaggi composti da più materiali, ad esempio le bottiglie di vetro del vino dal tappo di sughero, metallo o plastica.

4. Gli scontrini di carta sono in carta termica e per questo non vanno nel cestino della carta ma in quello dell’indifferenziato.

5. Se hai imballaggi in legno puoi portarli nelle isole ecologiche comunali attrezzate, ad esempio le cassette in legno per il vino, perché possono essere riciclati.

6. Introduci nel cestino per la raccolta differenziata della plastica solo tutte le tipologie di imballaggi. Fai attenzione a non introdurre altri oggetti, anche se di plastica, come giocattoli rotti, vasi rotti, articoli di cancelleria e da ufficio, che invece vanno nell’indifferenziato.

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Ecommerce luci e ombre del contesto nazionale

L’ecommerce è il presente e sappiamo che farà parte del futuro, in un crescendo di conquiste di nuove fette di mercato.

Nel 2019 gli acquisti online degli italiani aumenteranno del 15%, oltre i 31,5 miliardi di euro, grazie al traino dei comparti informatica ed elettronica (+18%), abbigliamento (+16%), arredamento & home living (+26%), food & grocery e turismo: è quanto emerge da un’indagine dell’Osservatorio eCommerce B2C-Consorzio Netcomm/School of Management del Politecnico di Milano, presentata nella città meneghina.

A frenare l’entusiasmo c’è un però, ossia la quota di popolazione che in Italia compra online è la più bassa in assoluto in Europa, con il 44% contro il 68% della media europea, nonostante ci sia il maggior numero di cittadini che possiedono uno smartphone. Inoltre, solo il 10% delle imprese nostrane vende i prodotti online a causa della scarsa capacità di applicare le tecnologie disponibili per rafforzare il proprio business.

Lo scenario globale delle vendite online ha messo la quinta, mentre in Italia di sta ancora ingranando la terza, ad esempio la Cina nel 2018 ha raggiunto un volume di affari a 633,9 miliardi, con crescita futura stimata di 1095,5 miliardi al 2023, gli Usa arriveranno tra 4 anni a 740,4 miliardi e l’Europa a 515 miliardi.

I consumatori, anche gli italiani, vanno online per cercare informazioni sui prodotti da acquistare, per concretizzare l’acquisto, pagare, farsi recapitare a casa l’articolo scelto oppure ritirarlo in negozio. Il punto vendita digitale è percepito come complementare rispetto al negozio fisico, con quest’ultimo che è decisivo per il 18,4% degli acquisti, a conferma del fatto che c’è integrazione tra canale fisico e online.

Il 30-40% degli e-shopper nel mondo – secondo il quadro dipinto dall’indagine Netcomm – si aspetta prodotti, contenuti, esperienze personalizzati in tutti i settori degli acquisti e semplicità nel processo di pagamento. Lo smartphone avrà un ruolo sempre più determinate perché usato da coloro che hanno fretta e non vogliono aspettare di collegarsi al pc. Di conseguenza le aziende dovranno investire di più in digital marketing per farsi conoscere.

La strada è tracciata: l’ecommerce nel mondo cresce, anche se in Italia si è ancora indietro, tuttavia i consumatori amano fare acquisti online quindi bisogna iniziare a utilizzare tutti gli strumenti tecnologici disponibili per raggiungere il consumatore, emozionarlo durante l’acquisto, semplificare le modalità di pagamento e implementare la velocità di consegna a domicilio.

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Ecommerce, la spinta di check-out su Instagram

C’è una novità nel mondo social destinata a entrare nelle abitudini di acquisto online, si chiama Instagram Checkout e serve a concludere gli acquisti senza troppi passaggi.

Questa funzione, lanciata a marzo 2019 negli Stati Uniti, permette agli utenti di Instagram di cliccare sull’immagine di un prodotto, scegliere le caratteristiche ed effettuare il pagamento direttamente dall’applicazione, con il relativo numero d’ordine che viene inviato all’utente per il tracciamento.

Instagram si prepara a essere non più solo un’applicazione per condividere immagini, video e seguire la vita online dei propri contatti ed amici, ma una strutturata piattaforma di ecommerce in cui sarà possibile acquistare direttamente il prodotto desiderato. Di conseguenza gli utenti avranno il vantaggio della velocità d’acquisto perché non saranno più rimandati a siti esterni.

Ai brand attivi online non rimane che testare le funzionalità di Instagram Checkout per capirne vantaggi ed eventuali svantaggi (in primis il calo del traffico verso il proprio sito ufficiale).

Ma non finisce qui, sempre in ambito ecommerce la piattaforma ha creato il nuovo account @shop, nel quale vengono proposti capi e accessori acquistabili direttamente dai link presenti nelle immagini di ogni articolo. Al momento Instagram promuove solo i prodotti realizzati da brand emergenti a tema fashion, beauty e lifestyle, così da farli conoscere al grande pubblico, più di quanto si riuscirebbe a fare utilizzando solo i canali tradizionali.

“@Shop è la celebrazione di piccole imprese e dei loro creatori. Il contenuto di questo account – si legge in una nota – è ispirato dalla nostra comunità di acquirenti: tu. Si tratta di una visione in tempo reale degli interessi della nostra comunità nelle categorie di shopping più importanti come moda, bellezza, arredamento e molto altro“.

Insomma l’ecommerce attraverso la piattaforma social Instagram avrà un impulso notevole, anche in Italia.

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